Il nuovo vescovo di Chioggia mons. Michele Di Tolve, 63enne di Milano, ha fatto il suo ingresso in diocesi nel pomeriggio di sabato 31 ottobre. Dopo il saluto con le autorità davanti al municipio e la venerazione alla Vergine Maria nella chiesa di S. Giacomo, basilica pontificia minore della Madonna della Navicella, la breve processione ha raggiunto la chiesa cattedrale di S. Maria Assunta, dove il nunzio apostolico mons. Edgar Peña Parra, arrivato appositamente da Roma, ha presieduto la parte iniziale del rito fino all’insediamento del pastore nella cattedra vescovile.
Hanno preso parte alla celebrazione, nella solennità di Tutti i Santi, il card. Baldassare Reina, vicegerente del papa per la Diocesi di Roma, dove mons. Di Tolve era vescovo ausiliare, il patriarca di Venezia Francesco Moraglia e quasi tutti gli arcivescovi e vescovi del Triveneto, in particolare l’arcivescovo di Gorizia Giampaolo Dianin, già vescovo di Chioggia, e il vescovo clodiense emerito mons. Adriano Tessarollo, oltre al vescovo di Crotone mons. Alberto Torriani, insieme ad un centinaio di sacerdoti e diaconi.
Presenti in chiesa, oltre alla mamma e ai familiari del vescovo, tutti i seminaristi ed educatori del Seminario Romano, di cui il vescovo Michele era rettore, le autorità civili, tra cui il prefetto di Rovigo Franca Tancredi e il viceprefetto vicario di Venezia Piera Bumma, con i sindaci del territorio diocesano al completo, e le autorità militari della città. Moltissimi i fedeli che hanno affollato l’ampia e luminosa cattedrale del Longhena, provenienti da tutte le comunità parrocchiali della diocesi, ma anche da altre comunità del milanese legate al nuovo vescovo clodiense.
L’omelia: «La santità non è riservata a pochi privilegiati. È la vocazione di tutti»
All’omelia il vescovo Michele, riferendosi al ritornello del salmo responsoriale, ha incentrato la riflessione sulla ricerca del volto di Dio, di cui sono stati modello ed esempio tutti i santi, sottolineando però che prima di tutto è il Signore a cercare il nostro volto e a riempirci della sua grazia perché possiamo “andare e portare frutto”, come recita il suo motto episcopale, una citazione che accompagna il nuovo pastore fin dal suo diaconato.
“Noi oggi – ha ricordato – celebriamo certamente i santi che conosciamo, quelli che la Chiesa ci propone come esempi e intercessori, primi fra tutti i santi martiri Felice e Fortunato nostri patroni. Ma celebriamo anche gli innumerevoli santi che forse non troveremo mai scritti nel calendario e che soltanto Dio conosce. Sono persone che abbiamo incontrato, che hanno abitato le nostre case, le nostre parrocchie, le nostre città. E loro, proprio oggi, dal cielo accompagnano questo nostro incontro. La santità non è riservata a pochi privilegiati. È la vocazione di tutti.”.
Il vescovo ha poi evidenziato: “Io non vengo a cominciare la vostra storia. Vengo a entrare, con rispetto e amore, nella storia che il Signore ha già scritto e nella quale, per il mistero della sua Provvidenza, da oggi viene a intrecciarsi anche la mia”.
Riferendosi a due espressioni contenute nella bolla pontificia di nomina, ha citato la frase iniziale di sant’Agostino: «Davanti a Te stanno la mia forza e la mia debolezza: conserva la prima, guarisci la seconda» e quella conclusiva in cui la preghiera di papa Leone si allarga a tutti, chiedendo “che possiamo tutti portare frutto per la vita eterna”.
“Il Vangelo delle Beatitudini – ha poi ricordato – ci dice quale strada percorrere; ma esse sono prima di tutto il ritratto di Gesù, il povero, il mite, il misericordioso, il puro di cuore. È Lui che dona la pace e offre la propria vita per amore. E noi siamo chiamati a lasciarci trasformare da Lui”.
Una Chiesa che cerca il volto del Signore e dei fratelli
Ha auspicato infine che la Chiesa Clodiense possa diventare sempre più “una Chiesa che cerca il volto del Signore e, proprio per questo, non smette di cercare i volti dei fratelli e delle sorelle, soprattutto quelli che rischiano di rimanere invisibili”.
Non è mancato l’affidamento a Maria, Madonna della Navicella, “Salus Populi Clodiensis”, “Madre che accompagna, protegge, richiama e custodisce i suoi figli, e non si stanca mai di indicarci Gesù”, citando i santuari mariani della diocesi e anche la “Madonna della Fiducia”, tanto venerata nel Seminario Romano.
Concludendo con l’invito a pregare per lui: “perché io rimanga sempre innamorato di Gesù e della sua Chiesa, costi quello che costi; perché sappia ascoltare, servire, lasciarmi correggere quando sarà necessario, e soprattutto amare, assicurando: “e io pregherò per voi, perché insieme possiamo crescere nella fede, nella speranza e nella carità”.
Il saluto del patriarca di Venezia a nome dei vescovi del Triveneto
Prima della conclusione del rito, trasmesso in diretta da Antenna Tre, il patriarca di Venezia ha espresso i sentimenti di fraterna accoglienza da parte di tutti i vescovi della Conferenza episcopale Triveneto, sottolineando l’importanza della comunione e della collaborazione reciproca dei vescovi e delle Chiese locali per annunciare il vangelo affrontando insieme le sfide del nostro tempo.
(V. T.)
foto Michele Boscarato
